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XXIII. Terrecotte figurate sacrali e teatrali. Terrecotte sacrali.
Assai cospicuo é il complesso di terrecotte votive, databili fra
gli ultimi decenni del IV e la prima metà del III secolo a.C.,
del Santuario extraurbano dell'ex predio maggiore, in c.da Diana,
dedicato prevalentemente a culti legati all'oltretomba: busti
e statuette di Demetra o Kore (Persefone) e di altre divinità
(Hermes ed Artemide), "pinakes" (quadretti) figurati a rilievo
con sacerdotesse in atti rituali e divinità femminili, etc. Terrecotte
di soggetto teatrale. Dalla necropoli di Lipari proviene il più
ricco ed il più antico, "corpus" di terrecotte di soggetto teatrale.
Ben oltre un migliaio di pezzi fra modellini di maschere e statuette
tutte di produzione locale sinora rinvenuto in un solo sito: una
documentazione di straordinario interesse per la più approfondita
conoscenza di importanti aspetti del teatro greco. La loro esclusiva
presenza, a Lipari, in contesti funerari, in tombe ed in fosse
votive, trova la sua spiegazione, in un duplice aspetto della
personalità di Dioniso, dio del teatro ed insieme, dio che assicura
agli iniziati al suo culto le beatitudini ultraterrene. Seguendo
l'ordine espositivo: maschere della tragedia, del dramma satiresco
(composizioni teatrali di intonazione umoristico o decisamente
comico, fra i cui protagonisti figurano satiri) e della Commedia
antica (rivolta soprattutto alla caricatura di aspetti della vita
politica e sociale dell'epoca); solitamente associate in una stessa
tomba (come vediamo anche per le statuette della Commedia di Mezzo)
in gruppi riferibili ad una singola opera teatrale si collocano
soprattutto nell'arco dei primi due terzi del IV secolo. Sono
stati identificati i personaggi di diverse tragedie di Sofocle
ed Euripide, alcune delle quali non pervenuteci nell'integrità
del testo: del primo "Le Trachinie", 1' "Edipo re" e la perduta
"Filottete a Troia", del secondo "Le Troiane", 1' "Alcesti" e
le perdute "Alexandros", "Chrysippos", "Ecuba"; inoltre la smarrita
"Ettore" di Astidamante il giovane (tragediografo del IV secolo
a.C.). Un gruppo di maschere dovrebbe riferirsi alle "Ecclesiazuse"
(le donne a parlamento) di Aristofane (il maggiore maestro della
Commedia Antica) mentre ad una commedia di soggetto mitologico,
non pervenutaci, appartengono le due stupende maschere di Eracle
e Hades. Numerosissime sono le statuette di attori della Commedia
cosiddetta di mezzo, prevalentemente della seconda metà del IV
secolo a.C. vecchi, giovani, schiave e schiavi (anche negri),
donne, in diversi tipi variamente atteggiati e caratterizzati.
Ancor più cospicuo é il gruppo delle maschere (oltre cinquecento
esemplari) di personaggi della Commedia Nuova di Menandro, di
ambiente borghese, la cui produzione, nell'ambito della sola prima
metà del III secolo a. C. inizia dopo il 290 a.C., anno della
morte del commediografo ateniese. Nella modificata organizzazione
teatrale del primo ellenismo la tipologia appare decisamente "pianificata",
pur se il carattere di ciascun tipo, ripetuto con poche varianti
sino all'età imperiale romano, é colto con felice realismo espressivo.
A Lipari sono rappresentati 33 fra i 44 tipi elencati da Giulio
Polluce nel suo "0nomastikon", enciclopedia del II secolo d.C.,
e divisi in cinque categorie: vecchi, giovani, schiavi, donne
vecchie, donne giovani (donne di famiglia ed etere). Infine un
gruppo di piccole riproduzioni fittili, maschere e statuette,
di ritratti (in bronzo e in marmo) di personaggi illustri Sofocle,
Euripide, Menandro, Omero, Socrate, Lisia, Alessandro Magno, etc.
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