LIPARI
DALLA PREISTORIA ALL'ETA' GRECO ROMANA
Sin dal 1928,
Lipari é stato teatro di ricerche archeologiche. Si deve al
Senatore Orsi la scoperta della necropoli di contrada Diana,
e sin dal 1946, l'impegno e l'attività dei valentissimi archeologi
Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier ha consentito il ritrovamento
di tutti gli altri siti archeologici. La dovizia dei reperti
testimonia l'importanza assunta, sin dal V millennio a.C.,
dall'arcipelago eoliano che fungeva da centro di scambi tra
Oriente ed Occidente. L'ossidiana ha certo rappresentato,
già prima dell'età del bronzo, una fonte di ricchezza. Questo
vetro vulcanico nero e tagliente, ampiamente utilizzato nella
costruzione di armi, attrezzi da lavoro ed utensili, fu esportato
in tutto il Mediterraneo. Probabilmente fu l'ossidiana a destare
l'interesse delle prime popolazioni, provenienti dalla Sicilia,
che si stanziarono sugli altipiani di Lipari presso il Castellaro
Vecchio e a Salina presso Rinicedda. Nell'area del Castello
ed alla sua base il vento, soffiando sugli altipiani ha depositato,
secolo dopo secolo, ceneri vulcaniche che hanno ricoperto
e preservato le vestigia di ogni epoca che si é succeduta.
Questa stratigrafia é unica nel suo genere. Si ritiene che
ai primi abitanti dediti all'agricoltura se ne siano sostituiti
altri forse provenienti dalle coste dalmate. Questi ultimi
si stanziarono sulla rocca del Castello e diedero un nuovo
impulso all'economia ed alla cultura dell'isola, come testimoniano
i resti di ceramica dipinta e decorata. Col passare dei secoli
la comunità, divenuta più numerosa, si trasferì dal Castello
alla contrada Diana. A Lipari e nelle isole minori si costituiscono
piccoli insediamenti agricoli e una flotta commerciale (III
millennio a.C.). Si susseguono nuove culture: quella denominata
di Pianoconte (2700 a.C.), che si diffuse sugli altipiani
di Lipari e nelle isole minori, e quella di Piano Quartara
a Panarea (seconda metà III millennio a.C.) che denotano un
periodo di recessione. Gli insediamenti degli ultimi secoli
III millennio a.C. in piena età del Bronzo testimoniano, invece,
nuova prosperità. In tutte le isole si affermò la cultura
di Capo Graziano i cui ritrovamenti più conosciuti sono stati
effettuati nell'omonima località di Filicudi. Si tratta dei
resti di due abitati: il primo in prossimità della sponda,
il secondo in cima alla collina; da ciò si deduce che la popolazione,
forse temendo scorrerie ed invasioni, fu costretta a trasferirsi
in un luogo più facilmente difendibile. Ciò accadde anche
a Lipari dove la popolazione si trasferì dai piedi della rocca
del Castello alla sua sommità. Si ritiene siano popolazioni
provenienti dalla Grecia, forse gli Eoli di cui narra l'Odissea
di Omero, attirate dalla posizione strategica che permetteva
di controllare lo Stretto di Messina e la via commerciale
con l'Oriente, che diedero vita a questa fase, durata ben
sette secoli. Verso il XV secolo a.C. Lipari venne conquistata
da popolazioni siciliane che diedero vita alla cosiddetta
"cultura del Milazzese", dal nome dell'omonimo promontorio
di Panarea. Le invasioni si susseguirono e si affacciò un
nuovo popolo proveniente dalla penisola Italica (1270 - 1125
a.C. circa): gli Ausoni di re Liparo, a cui si fa risalire
l'attuale nome dell'isola maggiore. Questa nuova cultura sovrappose
le proprie costruzioni sulla rocca del Castello e a questa
fase, denominata Ausonio I, forse si riferisce il ritrovamento
di un vaso contenente ottanta Kg. di bronzo in lingotti, armi
ed utensili vari. All'Ausonio I si sostituì l'Ausonio II verso
la fine del XII secolo a.C. con evidenti tracce di distruzioni.
Seguì un periodo di grande prosperità, che durò 150 anni,
durante i quali fiorirono gli scambi commerciali con la Sardegna
e con la Grecia, come attesta la grande quantità di ceramiche
ritrovata. Nell' 850 a.C. la roccaforte di Lipari venne espugnata
e l'intero arcipelago rimase quasi disabitato per tre secoli.
I discendenti
degli scampati all'immane distruzione (solo 500 secondo Diodoro)
accolsero di buon grado, verso il 580 a.C., gli Cnidi, un gruppo
di colonizzatori greci, che combatterono i pirati etruschi riportando
splendide vittorie navali. Colonizzatori ed indigeni si fusero
formando un unico popolo che si diede una organizzazione sociale
paritaria. Mentre una parte degli abitanti si dedicava all'agricoltura
ed alla pastorizia, l'altra provvedeva alla difesa ed alla costruzione
di navi. Lipari venne ricostruita secondo il modello greco:
l'acropoli sulla rocca e il borgo ai piedi delle possenti mura.
La nuova comunità progredì e la costruzione di una flotta le
consentì di acquistare una posizione di preminenza nel basso
Tirreno. Il felice periodo é attestato dai ritrovamenti archeologici:
le mura e i resti di una torre; la necropoli di contrada Diana,
con le numerosissime tombe e relativi corredi funerari giunti
sino a noi intatti; la fossa votiva di un santuario, profonda
7 metri ed a forma di cisterna, con le offerte ritualmente frammentate.
Con i frammenti ceramici é stato possibile ricostruire molti
vasi, esposti al Museo, che testimoniano il buon livello raggiunto
dagli artigiani nella manifattura. Lipari fu alleata per lungo
tempo ai siracusani, per far fronte ai tentativi espansionistici
Cartaginesi ed ateniesi. Il IV secolo a.C. rappresentò l'apice
della prosperità economica con un abitato di vaste proporzioni
e la produzione di ceramiche dipinte policrome e terrecotte
raffiguranti scene teatrali. Nel 304 a.C. Lipari venne saccheggiata
dai siracusani di Agatocle, ed iniziò il suo declino. Durante
la I guerra punica, fu alleata dei Cartaginesi contro i romani.
Dopo alterne vicende, la flotta cartaginese venne distrutta
da Caio Duilio e Lipari, assediata, fu devastata nel 251 a.C.
con grandi stragi segnando l'inizio della dominazione romana.
ARTE
E STORIA DAL PERIODO ROMANO AI NOSTRI GIORNI
La prosperità
di cui Lipari godette nei due secoli di influenza greca, ebbe
fine con la conquista romana. L'isola, piccola ma indipendente,
aveva raggiunto un livello di ricchezza attestato dalla produzione
locale di raffinate ceramiche e da un abitato di proporzioni
insolite per l'epoca.Alle distruzioni, alle stragi e alle
deportazioni romane seguì un lungo periodo di miseria: divenne
una cittadina di provincia senza importanza, soggetta ad una
guarnigione stanziatasi nel Castello.Diventò Municipio in
età imperiale, luogo di deportazioni e confino. Dal III secolo,
sotto l'influenza bizantina, fu forse sede vescovile e meta
di eremiti in cerca di rifugio. La comunità cristiana riconobbe
come proprio patrono San Bartolomeo le cui reliquie divennero
oggetto di culto. Gli scavi, che hanno portato alla luce i
resti di un'arena, di terme e di strade, dimostrano che Lipari,
nel V secolo, era tornata all'antica vitalità. Nel 543 i Goti
impiantarono a Lipari una base navale. Nell'Alto Medioevo,
Lipari decadde rapidamente sia a causa della ripresa dell'attività
vulcanica del Monte Pelato e della Forgia Vecchia nel 729,
sia a causa dei continui attacchi degli arabi che nell'838,
devastarono la città deportandone gli abitanti. Le isole rimasero
disabitate per due secoli, fino all'arrivo dei Normanni che,
nel 1083, insediarono nel Castello i monaci Benedettini che
vi fondarono un monastero con annesso chiostro. Già nel 1091
il monastero acquistò la signoria feudale sulle isole Eolie
con una Bolla di Papa Urbano II. L'abate del monastero, il
monaco Ambrogio, promulgò, nel 1095, il "Constitutum", un
documento che concedeva ai cittadini e ai loro eredi la proprietà
della terra che coltivavano. Allo scopo di colonizzare Lipari,
la proprietà venne concessa anche ai forestieri, ma solo dopo
aver coltivato i fondi per tre anni e con l'obbligo, in caso
di vendita, di alienarlo agli abitanti del luogo. Fu attuata
una concreta opera di rinascita delle isole mediante il ripopolamento
e il conseguente sfruttamento dei terreni abbandonati dopo
l'incursione saracena dell'838. Una riproduzione fotografica
del documento si può visionare nella XXVI sala del Museo di
Lipari. La cattedrale dedicata a San Bartolomeo fu costruita
accanto all'abbazia benedettina, dopo un secolo dall'arrivo
dei Normanni, con materiali provenienti dalle mura greche,
sulle rovine di quella protocristiana che a sua volta aveva
forse sostituito un tempio greco-romano. La grandiosità della
cattedrale dimostra che nuovamente la città era tornata a
vivere. I commerci rifiorirono anche grazie ai privilegi fiscali
(libera esportazione di zolfo, allume e pomice) che i re Angioini
e Aragonesi concessero ai Liparesi. Nel 1544, il pirata saraceno
Ariadeno "Barbarossa", alleato dei francesi contro Carlo V,
attaccò Lipari con una flotta di 150 navi e la saccheggiò
dopo un lungo assedio. Ne bruciò le case e la cattedrale e
deportò 8000 abitanti, l'intera popolazione, come schiavi.
Grande fu lo smarrimento nel mondo cristiano. Carlo V, sovrano
spagnolo di Napoli, fece costruire mura più imponenti attorno
alla cittadina e, mediante esenzioni fiscali e privilegi,
favorì il ripopolamento di Lipari (dove si trasferirono principalmente
spagnoli e campani). Tuttavia, le isole continuarono a vivere
sotto il terrore delle incursioni e, nel 1589, vennero annesse
al Regno delle Due Sicilie. Bisogna attendere la fine del
1700 perché, con la scomparsa della pirateria turca, la città
torni ad espandersi, prima sotto gli Spagnoli, poi sotto i
Borboni, i Savoia, gli Austriaci ed infine nuovamente sotto
gli Spagnoli fino all'Unità d'Italia.
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